Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla giustizia. A differenza dei referendum abrogativi del passato, trattandosi di una consultazione confermativa non è previsto il quorum: la riforma entrerà in vigore a prescindere dal numero di votanti, basterà la maggioranza dei voti espressi.
Ma quali sono i cambiamenti reali previsti dalla riforma e perché il dibattito è così acceso?
Durante il recente convegno torinese organizzato dall’Associazione Impresa e Territorio, l’avvocato Luca Cassiani (per il SÌ) e l’avvocato Flavio Campagna (per il NO) si sono confrontati sul merito della riforma costituzionale soffermandosi sui pilastri della nuova legge.
Il cuore del dibattito si è concentrato sulla separazione delle carriere, un pilastro che l’avvocato Luca Cassiani ha definito come il tassello mancante per dare piena attuazione al “Giusto Processo”. Secondo Cassiani, l’attuale sistema mina la terzietà del giudice:
“Non è accettabile che l’arbitro appartenga alla stessa società di una delle squadre in gara”.
Di contro, l’avvocato Flavio Campagna per il fronte del NO teme che questa netta distinzione possa isolare il Pubblico Ministero, trasformandolo in un paladino dell’accusa e non della giustizia. Se il PM viene separato dal giudice, finirà per sviluppare una mentalità puramente investigativa. “Il mio timore è che il PM, recidendo il cordone ombelicale con la cultura della giurisdizione, non si approcci più alle ipotesi investigative con l’obiettivo della “giustizia” intesa in senso lato, ma con l’unico obiettivo di ottenere una condanna, trasformandosi – a lungo andare – in un organo d’accusa “aggressivo” e meno imparziale”
Il dibattito si è poi spostato sul nuovo metodo di selezione per il CSM. È emersa con forza la critica al cosiddetto “correntismo”. Il sorteggio viene quindi presentato come l’unico strumento capace di garantire che un magistrato, una volta chiamato a governare, non debba rispondere o “ringraziare” nessuno per la propria posizione.
Dall’altro lato, si teme che il sorteggio possa apparire come una rinuncia alla valutazione del merito e della rappresentatività democratica all’interno dell’ordine giudiziario per tacere del fatto che “il sorteggio appare una vera e propria umiliazione delle regole democratiche.”